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Gli investitori si trovano ad affrontare un contesto di mercato caratterizzato da maggiore incertezza. Geopolitica, crescita economica, inflazione, politiche delle banche centrali e dinamiche di mercato rendono il posizionamento dei portafogli sempre più complesso. In questo scenario, gli investitori stanno rivalutando come costruire portafogli diversificati e resilienti, come gestire le esigenze di liquidità e come individuare nuove fonti di rendimento per integrare o diversificare le tradizionali esposizioni al direct lending statunitense.
Sebbene gli obiettivi di lungo periodo restino invariati, nuove informazioni possono comunque indurre aggiustamenti marginali per migliorare il posizionamento dei portafogli, sia in risposta a un nuovo ordine mondiale sia per cogliere opportunità e mitigare rischi emergenti. Talvolta tali cambiamenti sono determinati da eventi rapidi e inattesi; altre volte derivano da trasformazioni strutturali più graduali che possono passare inosservate, ma che nel tempo possono avere effetti duraturi e significativi sul potenziale di rendimento.
Il private credit continua a essere spesso associato al direct lending negli Stati Uniti, una componente fondamentale per molti investitori dotati di programmi consolidati nel settore. In realtà, però, questa asset class è molto più ampia e comprende credito stressed e distressed, real estate, asset cartolarizzati privati, finanza asset-backed e debito dei mercati emergenti.
Gli investitori utilizzano sempre più spesso questo universo più ampio per integrare o diversificare le esposizioni core al direct lending. Le recenti preoccupazioni riguardanti i riscatti nei Business Development Companies (BDC) hanno riportato l’attenzione sui temi della liquidità e dell’allineamento tra attività e passività, ma la questione di fondo resta aperta: dove potrebbe essere destinato il prossimo euro investito nel private credit al di fuori del direct lending?
L’ampiezza delle opportunità è importante perché le diverse strategie di private credit presentano caratteristiche di portafoglio differenti. Alcuni segmenti sono ancora in una fase relativamente iniziale di sviluppo, con minore concorrenza e maggiori possibilità per i gestori di incidere sugli esiti degli investimenti. Altri possono offrire fonti più idiosincratiche di diversificazione tra settori, aree geografiche e situazioni di ristrutturazione. Sebbene non rappresentino necessariamente un sostituto completo del direct lending, queste strategie possono comunque contribuire in modo significativo alla costruzione del portafoglio nelle giuste circostanze.
Negli ultimi anni i mercati del credito europei hanno dovuto assorbire una serie di shock, dalla crescita economica più debole rispetto agli Stati Uniti nel periodo successivo alla pandemia fino all’aumento dei prezzi dell’energia dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Più recentemente, le nuove pressioni sui prezzi energetici legate al conflitto tra Stati Uniti e Iran hanno aggravato ulteriormente la situazione. Queste difficoltà hanno colpito in modo particolare le aziende di medie dimensioni, che quest’anno e il prossimo dovranno rifinanziare circa 45 miliardi di euro di debito ogni anno, spesso a tassi significativamente più elevati1.
Nel tentativo di adattarsi a un contesto operativo più complesso, i team manageriali sono costretti a individuare soluzioni sempre più creative per finanziare e rifinanziare le proprie attività. Per gli investitori sofisticati, ciò può tradursi in opportunità per fornire capitale laddove è necessario e, soprattutto, ottenere una remunerazione adeguata per il rischio assunto.
Anche il debito dei mercati emergenti rappresenta una storia d’investimento interessante. Con un valore di circa 30.000 miliardi di dollari, il mercato locale emergente ha dimensioni paragonabili a quelle del mercato dei Treasury statunitensi e offre molteplici modalità di investimento tra valute, emittenti sovrani e corporate, nonché strumenti in valuta locale e forte. Questa combinazione di dispersione, profondità e potenziale di rendimento rende particolarmente importanti la competenza locale e la capacità di analisi delle politiche economiche.
All’interno dei mercati emergenti, l’America Latina appare relativamente ben posizionata, mentre i prestiti illiquidi nei Paesi emergenti potrebbero rappresentare un fenomeno analogo alla crescita del direct lending statunitense successiva alla crisi finanziaria globale del 2008. Attualmente, la ricerca di RBC GAM mostra che le banche rappresentano ancora oltre il 90% dell’attività di finanziamento nei mercati emergenti, ma i primi segnali di una transizione verso il lending da parte degli asset manager potrebbero creare un universo di opportunità in progressiva espansione.
Quando gli investitori guardano oltre il tradizionale direct lending statunitense e prendono in considerazione segmenti meno familiari del private credit, diventa ancora più importante “sapere cosa si possiede”. Ciò richiede una solida partnership tra gestore e investitore, supportata da una comunicazione chiara e bidirezionale, che consenta di comprendere non solo il portafoglio, ma anche il processo d’investimento, il team di gestione, i rischi assunti e il modo in cui il gestore si adatta ai cambiamenti delle condizioni di mercato.
Anche la liquidità è un elemento centrale di questo concetto. Le strategie di private credit possono offrire livelli di liquidità molto diversi, che vanno da veicoli con liquidità giornaliera fino a fondi a richiamo di capitale. In alcuni casi, le caratteristiche reddituali possono influenzare la durata dell’investimento: ad esempio, i prestiti illiquidi dei mercati emergenti tendono ad avere una durata relativamente breve e distribuiscono cedole trimestrali regolari. Indipendentemente dalla strategia considerata, l’obiettivo per gli investitori è allineare il più possibile la liquidità delle attività sottostanti con i termini e la struttura complessiva del fondo. Quando questo allineamento è efficace, il credito può rappresentare un vantaggio nella costruzione del portafoglio anziché una fonte di criticità.
Dall’aumento dei tassi di interesse iniziato nel 2022, il premio offerto dal direct lending privato rispetto agli equivalenti prestiti quotati sui mercati pubblici si è ridotto. Questa compressione degli spread sta spingendo gli investitori a esplorare un insieme più ampio di opportunità nel private credit, differenziate per tipologia di attivo, struttura, area geografica, settore e situazione specifica.
Anche le strutture dei fondi stanno evolvendo, dagli ETF obbligazionari a gestione attiva fino agli interval fund. Questi strumenti potrebbero ampliare l’accesso alle strategie di private credit, ma l’innovazione di prodotto non dovrebbe guidare la decisione d’investimento.
Nel loro insieme, questi sviluppi possono offrire agli investitori strategie distinte ma complementari, favorendo la diversificazione e mantenendo l’attenzione sulla liquidità. In definitiva, quando si valutano opportunità nel private credit al di là del direct lending statunitense, l’adeguatezza al portafoglio, la disciplina nella gestione della liquidità e la trasparenza del gestore devono continuare a essere i fattori prioritari.
1 RBC GAM, dati al 24 febbraio 2026.
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