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I rendimenti statunitensi hanno continuato a salire nell'ultima settimana, sulla scia delle rinnovate tensioni in Medio Oriente, ricordando che la normalizzazione dei flussi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz è ancora lontana. Tuttavia, nonostante il Presidente Trump abbia dichiarato che "l'accordo per il cessate il fuoco è finito", i mercati restano scettici sulla probabilità di una reale escalation delle ostilità.
In questo caso, i fatti conteranno più delle parole, e gli investitori hanno concluso che l'amministrazione statunitense non sembra volersi fas trascinare nuovamente in un pantano regionale. Di conseguenza, questa narrativa ha contribuito a smorzare la volatilità.
Di riflesso, il sentiment prevalente del mercato continua a propendere per un'estate all'insegna delle strategie di carry trade. Ciò ha fatto sì che la domanda costante di nuove emissioni azionarie e obbligazionarie rimanesse per ora robusta; in questo contesto, la mega emissione di nuove obbligazioni societarie di questa settimana da parte di Amazon, del valore di 25 miliardi di dollari, ha rappresentato la settima operazione di questa entità dall'inizio del 2026.
Tuttavia, il volume impressionante di nuove emissioni di debito (e di azioni) sembra essere un vincolo crescente, che sta frenando la spinta al rialzo dei prezzi. Inoltre, appare del tutto naturale aspettarsi che questa corsa alla liquidità spinga i mercati a preoccuparsi dell'efficacia dei programmi di investimento aziendale su larga scala, ed è probabile che gli investitori esigano prove di una crescita degli utili a sostegno di tali ambizioni.
Riteniamo che l'importanza di questo interrogativo sia destinata solo a crescere nei prossimi mesi, e un improvviso dietrofront del sentiment sull'intelligenza artificiale potrebbe rappresentare un notevole shock macroeconomico. Detto questo, al momento vediamo ancora pochi segnali che ciò stia accadendo.
Ciò che potrebbe essere attualmente più importante per gli investitori obbligazionari è che, a nostro avviso, la robusta dinamica degli investimenti nell'IA rende probabile che l'inflazione statunitense scenda in modo relativamente lento, e questo manterrà presumibilmente la Fed su una linea restrittiva. Analizzando l'andamento dell'inflazione più nel dettaglio, è già emerso chiaramente come, nonostante il calo dei prezzi del greggio, i prezzi della benzina rimangano più fermi a causa della scarsità di prodotti raffinati.
Nel frattempo, ci si può aspettare una moderazione dell'inflazione immobiliare negli Stati Uniti ma, con l'intelligenza artificiale che spinge al rialzo i prezzi dei chip, riteniamo che i mercati sbaglino a ipotizzare una flessione molto più rapida dell'indice CPI.
In questo contesto, riteniamo che i mercati monetari statunitensi stiano scontando in modo corretto la traiettoria futura dei tassi d'interesse, con un rialzo di 25 punti base già prezzato per settembre e un ulteriore intervento nel primo trimestre del prossimo anno. Fare previsioni sulla riunione del FOMC di luglio è invece più difficile.
Poiché Warsh sta evitando di fornire una forward guidance, gli operatori di mercato saranno probabilmente lasciati nel dubbio fino all'ultimo minuto. A questo proposito, una discussione all'interno del FOMC su un aumento dei tassi a luglio avrà luogo, ma non ci sorprenderebbe se il consenso della maggioranza convergesse verso una mossa in autunno.
In Europa, siamo più inclini a pensare che la Bce possa fare una pausa sui rialzi dei tassi a luglio, mentre una mossa a settembre sarà determinata dall'andamento dei dati economici in arrivo nei prossimi due mesi. Le curve dei rendimenti statunitensi ed europee sono relativamente piatte, e le preoccupazioni relative alla politica fiscale e alla traiettoria del debito pubblico peseranno probabilmente sui titoli a più lunga scadenza nel prossimo futuro.
Tuttavia, non sembra questo il momento di avviare operazioni di irripidimento della curva dei rendimenti, almeno finché non sarà superato il rischio al rialzo che i mercati prezzino un inasprimento monetario ancora maggiore rispetto a quello attualmente scontato.
Nell'ultima settimana si è registrata una rinnovata attenzione sulla politica francese, con il via libera a Marine Le Pen a correre come candidata presidenziale per il Rassemblement National alle elezioni del prossimo anno. I mercati vedono la Le Pen come una figura più estrema e divisiva rispetto al suo collega più giovane, Jordan Bardella. Di conseguenza, questa notizia ha portato i titoli di Stato francesi (OAT) a sottoperformare nel corso della settimana, con lo spread a 10 anni che è salito a 82 punti base, appena sotto il picco dello scorso anno fissato a 85 punti base.
Con la domanda giapponese di OAT meno forte rispetto a un tempo e con il merito creditizio della Francia che continua a scendere, potremmo assistere a un'ulteriore debolezza degli OAT mentre ci avviciniamo alle elezioni presidenziali del prossimo anno. Tuttavia, in un mondo a bassa volatilità, la ricerca di rendimento e di spread potrebbe contenere qualsiasi ampliamento, dato che gli OAT si attestano ora allo stesso spread dei Bund tedeschi rispetto all'indice delle obbligazioni societarie IG in euro.
Nel Regno Unito, l'ultima settimana ha visto un nuovo dramma politico con Nigel Farage, il leader del Reform Party (che è in testa ai sondaggi), il quale si è dimesso dal suo seggio in Parlamento e ha indetto un'elezione suppletiva a cui si candiderà.
Mentre gli altri partiti politici vedono questa mossa come una trovata elettorale per cercare di sviare dalle crescenti critiche che Farage ha dovuto affrontare in merito ad accuse di illeciti finanziari, si prospetta ora che per il suo seggio di Clacton si arrivi a un ballottaggio tra Farage e il noto "Count Binface" (Conte Faccia da Secchio). Il Conte è un personaggio comico che si veste da bidone della spazzatura e si candida regolarmente alle elezioni suppletive come partito di protesta e figura goliardica.
A questo proposito, sarebbe emblematico se il leader, ampiamente indicato come il probabile prossimo Primo Ministro dopo le elezioni generali del 2029, venisse battuto da un bidone della spazzatura.
Nel frattempo, i Gilt hanno subito un'altra settimana negativa, con il mercato che continua a scambiare quasi come una proxy ad alto beta. Molti investitori sembrano aver mantenuto posizioni lunghe sui Gilt; questa è stata una visione consensuale nella comunità dei gestori real money e potrebbe rendere il mercato vulnerabile a un'ulteriore debolezza qualora questi investitori diventassero venditori. Inoltre, sembra che Burnham e il suo team stiano iniziando a rendersi conto dello stato delicato delle finanze pubbliche.
Ciononostante, continuiamo a ritenere che i rischi siano orientati verso un ulteriore slittamento fiscale e questo, a nostro avviso, può mantenere i Gilt sulla difensiva. Un ambito in cui potremmo diventare più interessati ad aumentare il rischio nel Regno Unito è quello dei tassi d'interesse a breve termine britannici, con quasi due rialzi dei tassi da parte della BoE già scontati per il prossimo anno.
Riteniamo improbabile che la Banca d'Inghilterra faccia più di così, e quindi il rischio è che intervenga meno del previsto; ciò potrebbe rendere interessante una posizione lunga sulla parte a breve termine della curva, al giusto punto di ingresso.
Altrove, anche in Giappone i rendimenti subiscono una certa pressione al rialzo. Dal mercato sembra giungere un segnale sempre più chiaro di impazienza nei confronti della BoJ, considerata in ritardo rispetto alla curva nel ritirare le misure di accomodamento monetario, in un momento in cui l'economia non sembra più giustificarle.
Tuttavia, le dinamiche inflazionistiche in Giappone sono più moderate rispetto ad altre aree ed appare improbabile che l'indice CPI superi in modo significativo i livelli attuali, a meno che i prezzi del petrolio non raggiungano nuovi massimi o lo yen non continui a toccare nuovi minimi. Inoltre, con la curva dei rendimenti giapponese già molto ripida, riteniamo che questo elemento dovrebbe finire per sostenere i titoli di Stato giapponesi in una fase in cui gli investitori domestici stanno progressivamente cercando di incrementare le proprie posizioni sul reddito fisso.
Sul fronte valutario, l'attenzione si è concentrata ampiamente sullo yen in vista di potenziali interventi, ma non è ancora stata intrapresa alcuna azione politica decisiva. Nel frattempo, la sterlina britannica ha registrato una performance superiore alle attese, dato che gli investitori stanno ridimensionando i rischi politici in seguito all'insediamento di Burnham come Primo Ministro, un fatto che per noi ha rappresentato una sorpresa.
Ciò ci ha spinto a chiudere una posizione corta sulla sterlina, mentre rivalutiamo i fattori alla base di questo movimento. Altrove, nei mercati emergenti, il rialzo dei tassi statunitensi ha generato un'ulteriore pressione, sebbene i movimenti di mercato siano stati decisamente modesti se confrontati con la volatilità osservata negli ultimi mesi.
Il rischio di assistere a un'escalation più drammatica in Medio Oriente continuerà ad aleggiare come una possibilità nelle prossime settimane. Tuttavia, se ciò dovesse innescare un sell-off sui mercati, sospettiamo che questo movimento dei prezzi potrebbe rivelarsi un punto di ingresso interessante per aumentare il rischio, a meno che non cambi improvvisamente l'atteggiamento dell'amministrazione statunitense riguardo all'invio di truppe di terra in Iran, il che per ora appare improbabile.
Tuttavia, con i mercati comunque meno liquidi durante l'estate e con gli indici di volatilità su livelli contenuti, potrebbe bastare poco per provocare chiusure di posizioni e scompensi di breve termine. Questo depone a favore della pazienza, in attesa che si presentino le giuste opportunità.
Nel frattempo, per quanto riguarda la Federal Reserve, gli analisti si concentreranno da vicino sui commenti di Warsh durante la testimonianza davanti alla commissione bancaria del Senato della prossima settimana, a caccia di indizi su un potenziale rialzo dei tassi a luglio.
Le stime di consenso per la pubblicazione del CPI statunitense della prossima settimana indicano un calo dal 4,2% al 3,9%, anche se un eventuale aumento del dato core potrebbe rappresentare un ulteriore elemento in grado di rafforzare la convinzione di una mossa alla fine di questo mese.
Attualmente, tale scenario è prezzato solo con una probabilità del 25%, ma dovremmo avere maggiore chiarezza prima dell'inizio del periodo di silenzio della Fed, che scatterà alla fine della prossima settimana.
Quanto al Conte Binface, se riuscisse a sconfiggere Nigel Farage, servirebbe forse a ricordarci quanto siano surreali i tempi politici in cui viviamo. Di certo, la politica britannica sembra stia già diventando una barzelletta da sola, con il Paese in procinto di giurare il settimo nuovo Primo Ministro negli ultimi dieci anni.
Detto questo, anche gli eventi a Washington DC possono sembrare quasi altrettanto surreali di questi tempi, e viene da chiedersi quanti danni a lungo termine si stiano arrecando alle strutture politiche, alle relazioni internazionali e alle norme del dibattito civile, in un momento in cui tutto sembra essere trascinato verso il minimo comune denominatore, con Trump che continua a dominare la narrativa e l'agenda.
Intendiamoci, potrebbe venirvi in mente che, a prescindere dal proprio orientamento politico, un ambito su cui c'è un accordo più universale riguarda la discutibile leadership della FIFA, l'organizzazione che gestisce il calcio mondiale. Sicuramente la FIFA non potrebbe che essere gestita meglio, se al vertice ci fosse il Conte Binface.
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