Markets with Mike | Agosto 2026

Aug 18, 2026

Uno sguardo oltre gli Stati Uniti

Nel commento di mercato di questo mese, Mike Bell spiega perché gli investitori che intendono diversificare il proprio portafoglio al di fuori degli Stati Uniti, dopo il fenomenale ciclo rialzista durato 15 anni, potrebbero guardare oltre l’Europa – e perché i mercati emergenti, sia in termini di azioni che di obbligazioni (selezionate con cura), potrebbero offrire un percorso più interessante verso una vera diversificazione.

In evidenza:

  • L’Europa deve affrontare sfide strutturali legate alla concorrenza cinese e al calo demografico, che la rendono una destinazione rischiosa per la diversificazione.
  • Investire in modo selettivo in Cina consente agli investitori di puntare sulle società che stanno superando l’Europa sulla scena globale.
  • L’ampio indice MSCI EM presenta una notevole esposizione al settore tecnologico, rendendo essenziale una selezione attiva per gli investitori che cercano di diversificare il proprio portafoglio per proteggersi dal rischio legato al settore tech statunitense.
  • Il debito dei mercati emergenti ha storicamente sovraperformato le azioni durante i periodi di tensione nel settore tecnologico, offrendo una potenziale via di diversificazione.

È comprensibile che gli investitori cerchino di diversificare i propri investimenti al di fuori degli Stati Uniti dopo la straordinaria crescita registrata negli ultimi 15 anni, ma molti di loro stanno guardando all’Europa. Ritengo tuttavia che l’Europa debba affrontare sfide strutturali per due ragioni fondamentali. Innanzitutto, la crescente concorrenza della Cina, in particolare nel settore automobilistico. Se si considerano Germania, Francia, Italia e Spagna, attualmente vi sono 20 stabilimenti che operano a meno del 60% della loro capacità produttiva. Ciò mi induce a ritenere che vi sia il rischio di ulteriori tagli di posti di lavoro in Europa, poiché queste nazioni faticano a competere con la Cina. L’altra sfida strutturale fondamentale che l’Europa deve affrontare è di natura demografica. La popolazione in età lavorativa in Germania, Italia e Spagna è destinata a ridursi in modo piuttosto significativo nei prossimi anni. Se foste una banca europea in uno di quei paesi, la semplice domanda che mi pongo è: a chi concedereste prestiti? Pertanto, quando si cerca di diversificare gli investimenti al di fuori degli Stati Uniti, ritengo abbia senso ampliare i propri orizzonti e guardare forse ai mercati emergenti. Se l’ascesa della Cina è parte del problema per l’Europa, allora investire in Cina consente agli investitori di trarre vantaggio da quelle società che stanno avendo successo e superando l’Europa sulla scena globale. Detto questo, anche all’interno della Cina è importante essere selettivi. Anche loro hanno le loro sfide demografiche, con una popolazione in età lavorativa destinata anch’essa a ridursi fortemente. Un’esposizione passiva alla Cina potrebbe comportare un rischio eccessivo rispetto a quanto sia ragionevole, vista la contrazione della popolazione in età lavorativa. Un’esposizione attiva, invece, consente di concentrarsi sui titoli in grado di affermarsi sulla scena globale. Guardando più in generale ai mercati emergenti, in particolare per gli investitori che cercano di diversificare al di fuori degli Stati Uniti a causa della loro esposizione al settore tecnologico, è importante comprendere che esiste una sostanziale esposizione al settore tecnologico all’interno dell’ampio indice MSCI EM. Se si osserva, ad esempio, la performance dell’indice sudcoreano KOSPI nell’ultimo anno, che ha registrato un rialzo estremamente forte per poi subire un crollo a luglio, cercherei all’interno delle strategie dedicate ai mercati emergenti quelle che sono state in grado di agire in modo selettivo e attivo. Chiunque sia riuscito a ottenere rendimenti superiori sia a luglio che nell’ultimo anno deve sicuramente aver fatto qualcosa di giusto. Ritengo inoltre che per gli investitori abbia senso prendere in considerazione l’idea di investire nei mercati emergenti al di fuori del settore azionario. Se, ad esempio, si torna indietro al 2000 e si osserva il periodo in cui è scoppiata la bolla delle dot-com, il debito dei mercati emergenti ha registrato performance di gran lunga superiori rispetto alle azioni, sia statunitensi che globali. Pertanto, per gli investitori che intendono diversificare al di fuori del rischio statunitense, ritengo sensato guardare oltre l’Europa, rivolgendo l’attenzione ai mercati emergenti, sia in Cina – ma in modo selettivo – sia, più in generale, agli indici azionari dei mercati emergenti, pur mantenendo un approccio molto attivo. Dovrebbero inoltre estendere i propri orizzonti anche al debito dei mercati emergenti, che storicamente è stato in grado di sovraperformare nei periodi in cui i titoli azionari, e in particolare quelli tecnologici, hanno faticato. Per approfondire questo argomento, vi invitiamo a contattare il vostro referente commerciale di RBC BlueBay. Non vedo l’ora di discuterne più approfonditamente con voi nel prossimo futuro.

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